venerdì 4 marzo 2011

Jeux d'enfants a Caltanissetta. Dal 10 al 13 marzo a Villa Barile



Jeux d’enfants è un progetto fotografico voluto e realizzato dall’agenzia fotogiornalistica Neda free reports in collaborazione con la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Catania e patrocinato dall’Unicef. E’ un racconto dedicato ai bambini di diverse etnie realizzato in luoghi differenti del mondo. A tessere l’esperienza del viaggio è il tema dell’infanzia; i bambini offrono al racconto un’unica gioia, quella incantata del gioco. Li accomuna tutti un’esistenza difficile, costretta a misurarsi con le circostanze di una condizione di vita molto spesso a rischio. Jeux d’enfants è una dedizione incondizionata all’essere bambini, è la voglia di dire a tutti di esserlo stati. Mettere in discussione le distorsioni del presente e al tempo stesso pensare al futuro con più onestà e rispetto verso i diritti dell’esistenza umana.

giovedì 3 febbraio 2011

Nati per distacco: made in china #5



La cosiddetta “seconda generazione” cinese presente in Italia, quali difficoltà incontra in un percorso di integrazione e in che modo vive nel nostro paese?

La seconda generazione, a differenza della prima, non ha scelto di venire in Italia. Se da una parte dunque subisce la scelta dei genitori, l’accesso ai codici linguistici e comunicativi locali permette loro di non subire del tutto la società italiana, ma di poter scegliere di farne e sentirsene parte. Sembra però che la società italiana stessa si impegni a rendere questa opzione poco allettante. Difficile sentirsi rappresentato da un governo poco attento all’integrazione quando non si ha la pelle bianca. Anche se si è nati in Italia, anche se si parla perfettamente la lingua, se all’università si hanno voti più alti degli studenti “più italiani” o se si è giovani imprenditori di successo, che fatturano con l’import export più dei propri coetanei “più italiani”. Come ci si può sentire italiani se tutti intorno si sentono “più italiani” di te?

da "La comunità cinese in Italia"
A colloquio con Valentina Pedone, insegnante di letteratura cinese presso l’Università di Urbino “Carlo Bo” e mediatrice linguistico–culturale nelle scuole pubbliche e negli ospedali.

mercoledì 26 gennaio 2011

Matrioska




Perché…nascere è forse sapere cosa si vuol essere? Ed io dovrò fermarmi? Prendere parte a questo gioco di bambole russe in cui sarò l’eco della mamma, come è lei quello della nonna e la nonna della bisnonna e via così dalla notte dei tempi?! Fermare questa attesa e dimenticare dove sta tutta l’emozione? E non poter ritornare domani ad aspettare, chiedendo sempre a Dio di non promettere nulla, potendo sempre sapere che la morte non esiste. Perché dovremo sempre definire i confini? Sistemarci entro i margini di un’esistenza che ci siamo costruiti…?

giovedì 9 dicembre 2010

Mostra fotografica -Jeux d'enfants-



Giovedì 9 dicembre alle ore 10,00 al coro di Notte dell’Ex Monastero dei Benedettini si terrà la conferenza stampa per la presentazione della mostra “Jeux d’enfants”, realizzata dall’agenzia foto giornalistica Neda free reports, in collaborazione con le Facoltà di Lettere e Filosofia e di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Catania e patrocinata dall’UNICEF. Interverranno alla conferenza i presidi delle Facoltà, il prof. Enirico Iachello e il prof. Nunzio Famoso e il presidente del comitato provinciale Unicef di Catania prof. Vincenzo Lorefice.La mostra continuerà fino al 23 dicembre e per tutta la durata sarà allestito uno stand UNICEF per informare e raccogliere fondi da destinare ai progetti in favore dell'infanzia nel mondo.
La mostra “Jeux d’enfants” è un racconto dedicato ai bambini di diverse etnie, cucito in varie parti del mondo: ciò che li accomuna e che li fa bambini è il gioco e la sua metafora. Assediati in scene di guerriglia urbana, nelle bidonville malsane di Bangkok, tra i vicoli di Lisbona, i mercati di Londra, Parigi, Catania e per le antiche strade del Mediterraneo, immigrati e migranti in terre straniere, al sole equatoriale o sui banchi di scuola di una villaggio africano, i bambini offrono al racconto un’unica gioia, quella incantata del gioco.

venerdì 17 settembre 2010

Inaugurazione progetto “Lo sguardo incantato” ospitato da ARTE AL CUBO 2010


ARTE AL CUBO 2010 - IL PROGRAMMA
Quando: dal 3 settembre al 9 ottobre 2010 - dalle 18.00
Dove: Varie sedi - Varie sedi
Prezzo: ingresso libero
Di che si tratta? Concerti - Incontri - Mostre - Proiezioni - Reading
Arte, storia, letteratura, cinema, musica, poesia e letteratura. Questi gli ingredienti della quarta edizione di ARTE AL CUBO, manifestazione organizzata dall’Associazione Arte al Cubo Eventi e da TRIBE Società Cooperativa.

Arte al Cubo 2010 intreccia una pluralità di linguaggi (arte, storia, letteratura, cinema, musica, poesia e letteratura) in un format coinvolgente, articolato in: mostre, salottini culturali, esibizioni musicali, proiezioni di video, reading di poesia e dibattiti. La manifestazione, che si svolgerà fra il 3 settembre e il 9 ottobre 2010 in storiche location di Paternò (Galleria d’Arte Moderna e Castello Normanno), Riposto (Parco delle Kentie) e Acireale (Ex liceo Gulli e Pennisi), è organizzata dall’Associazione Culturale e di Promozione Sociale - Arte al Cubo Eventi (www.artealcuboeventi.it) e da TRIBE Società Cooperativa (www.tribearl.it).

Durante gli eventi sarà presente uno stand del Comitato Provinciale di Catania per l'UNICEF che fornirà informazioni e procederà con una raccolta di fondi per gli alluvionati del Pakistan, dove oltre 3,5 milioni di bambini sono a rischio.

L'evento si svolge con il supporto della Provincia Regionale di Catania e del Comune di Acireale e con il patrocinio del Comune di Paternò, del Comune di Riposto, della Facoltà di Scienze della Formazione - Dipartimento dei processi formativi e con il patrocinio morale del Comitato Provinciale di Catania per l'UNICEF. Media Partner della manifestazione sono: TRIBE ART / La Guida mensile agli Eventi d’Arte in Sicilia (www.tribeart.it), L'inchiostro mensile, NEXTLINK (www.nxtlink.it), TRIBENET – La Tribù italiana dell'Arte (www.tribenet.it).


Lo sguardo incantato:
Fotografie di Santo Mangiameli, testi di Sandra Quagliata

"Lasciai il mio paese, quel paese è solo una stagione, un giorno d’inizio con la consapevolezza di una fine, quel ciclo dove disumanamente ci apprestiamo, ogni santo ritorno, a danzare, io quel ri-inizio, io l’ho lasciato e se la vita è la linea in avanti, se fosse per me e per lui quella retta come insieme di infiniti punti, allora io l’abbracciai. Il mio paese è un valzer, le vecchie e i rosari in mano, le donne con la fronte umida d'acqua santa mentre reggevo Schopenhauer fra lo stomaco e gli intestini." Sandra Quagliata.

Santo Mangiameli: http://www.flickr.com/photos/santo_mangiameli/

Sandra Quagliata: http://sandraq85.blogspot.com/

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C AT A N I A * E Q U I D è / L O S G U A R D O I N C A N T A T O

Metà negozio, metà galleria. è il nuovo spazio EQuidè di via S.Michele 20 a Catania, che dal 29 giugno al 29 luglio, c’invita a entrare ne "Lo sguardo incantato" la mostra composta da sette polittici in cui le fotografie di Santo Mangiameli dialogano con i testi di Sandra Quagliata. L’esposizione nasce da un bagaglio “di memorie innate” e dal “tentativo di scrivere con la luce”. In queste parole c’è il segno della discesa platonica dell’Idea nella materia, della luce nello spazio. Una vertiginosa discesa “per distacco” a volte drammatica, come in Lasciai il mio paese, che attraverso due immagini racconta la giornata di un barbone; altre volte giocosa densa di “emozioni, sensazioni, congetture, rumori e suoni” (da Souvenir dans le noir: sei foto in cui dei bambini giocano tra le giostre e le barche di un molo). La scelta dei soggetti (migranti, emarginati) non è legata solo a un messaggio sociale, ma soprattutto all’idea del migrare, del flâneur: in ogni cambiamento minimo registrato dall’obbiettivo e dalla penna c’è il tentativo di ritrarre un momento di attraversamento. In "Goffamente, per sempre tua" due foto mostrano due bambini che si contendono un pacco di snacks: si nota subito l’accartocciarsi della confezione. È un “elemento di rumore” replicato per analogia nella foto accanto, nelle rughe d’una donna sdentata che sorride davanti una chiesa. È l’amore sacro, eterno, che attraversa goffamente il rumore della realtà, le sue increspature. La tensione platonica si consuma tutta nel tratto minimo, nel segno più impercettibile dello scorrere del tempo: il gesto (trait d’union tra immagine e parola). Lo sguardo incantato dei due artisti è tutto rivolto verso l’infinitamente piccolo. Il gesto registrato è “distratto”, è “manifesto [...] del quasi-sconosciuto, del quasi-amato, quasi-dimenticato” (da Come un abito nuovo). È un gesto che nell’eterno scontro luci-ombre sembra gridare, sussurrare, poi tacere: “come si può ch’io regga a tanta notte?”, scriveva Ungaretti.

Riccardo Raimondo - TribeArt Luglio-Agosto 2010