martedì 22 marzo 2011

Nati per distacco: endiadi di scrittura e fotogiornalismo



Dal manifesto:
Il verbo italiano partire, che si mantiene in forma simile anche nel francese e nello spagnolo (partir), deriva dal sostantivo latino pars, partis, cioè “parte”, “frazione”. Contiene quindi in se l’atto della separazione, del distacco, termini questi che sono più facilmente applicabili alla morte che non alla nascita, come avviene nel caso “dipartita”. Eppure dalla stessa radice si origina il verbo latino parere, “partorire”, che è invece da collegare inequivocabilmente all’atto opposto, cioè alla nascita. L’ambiguità semantica che si crea attorno alla parola “partire” e alla sua doppia connotazione di inizio/fine, nascita/morte viene risolta sulla base della metafora fondamentale che il viaggio assume rispetto alla vita umana. Partire significa abbandonare uno stato, nel senso di condizione, per cercarne un altro; lasciare qualcosa di se alla ricerca di una rinnovata identità. Come nella lingua inglese che, sebbene non conservi l’etimologia latina, traduce “partire” con to leave, che è lo stesso verbo usato per “lasciare” qualcosa. “Partire dalla propria casa” diventa quindi sinonimo di “lasciare la propria casa”. (Letteratura comparata, a cura di Armando Gnisci, Milano 2002, p.130)

Nessun commento: