martedì 10 marzo 2009

Kandinsky era una grande jazzista



Il neofita sta davanti la forma d’arte ancora poco conosciuta, si emoziona a tratti, a tratti viene semplicemente stuzzicato dal ritmo, nel momento seguente ne viene espulso, provando uno strano senso di colpa, dato dalla sua incapacità di percepirne il vero intento, avvalorato dalla consapevolezza degli anni di storia che hanno fatto del jazz un vero culto per ascoltatori e musicisti.
Cosi i musicisti lasciano vibrare le loro corde, a volte l’improvvisazione prende il sopravvento e i “dervisci” si portano all’estasi suprema per opera del loro accompagnamento, che pare poter diventare mistico.
Io sono in un tavolo a circa tre metri dal palco, scatto delle foto e alla mente mi balza l’idea de L’oeil écoute, l’occhio che ascolta, e posso lasciarmi andare a verosimili voli pindarici sentendomi in diritto di pensare che Kandinsky era una grande jazzista, ma lui non lo sapeva. E adesso sono il primo uomo incorrotto davanti l’arte astratta del maestro, libera dal realismo trascinato nei secoli, l’intenzione primordiale mi spinge ad indagare, scoprire l’inganno, riformulare l’interrogativo, il mio occhio ha perso ogni suo punto di riferimento, eppure sento uno strano fascino, il ronzio dell’ inquietudine, normale sentire anche rumori e suoni, il pulsare sordo di una cacofonia, colori e forme improbabili che non rimandano a nulla di ciò che conoscevo e sul quale riposava la mia esperienza, la perdita dello schema, della regola, del “bello” sancito, lo stacco dall’ auctoritas che porta l’uomo al suo umanesimo e poi infine alla sua rinascita. "Il colore è il tasto. L'occhio è il martelletto. L'anima è il pianoforte dalle molte corde. L'artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, mette preordinatamene l'anima umana in vibrazione. È chiaro, allora, che l'armonia dei colori deve fondarsi esclusivamente sul principio della scelta adeguata dei tasti da far risuonare nell'anima umana. Questa base deve porsi come principio della necessità interiore" (V. Kandinsky, ne "L'elemento spirituale nell'arte", 1912).


Sandra Q.

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