domenica 11 maggio 2008

Porto al collo il naso di Cyrano

Il mio viaggio è un viaggio a ritroso, partito da lontano batté tutte le strade possibili ed anche le più insidiose, amando e scommettendo ogni volta, in altalena col pensiero si dava e si negava… Ma oggi credo d’aver una mappa chiara, (come dire!) si tratta del primo quarto di una méta… E’ forse stata una caccia al tesoro, degli indizi spontanei poi mi portarono a posare gli occhi su di lui, che si trovava sulla bancarella di un paese in festa, e non sembrava per nulla un’altra scommessa, né un indicazione, né una via verso la ricerca…I vecchi sogni, o solo piaceri, le domande mi avevano condotta fin lì. Incontrai solo un piccolo anello, con sopra un quadrifoglio, mi sembrò una buona promessa a me stessa, la fede, la fortuna…
Oggi so di portare al collo il naso di Cyrano, le visioni di Cassandra, ho al collo la pioggia che arriva nel pineto, il dubbio nella certezza del saggio, ho "la diritta via che era smarrita", possiedo il viaggio del viaggiatore, il difetto di luce sopra il palco dell'attore, il tremore delle sue mani, l’amore adultero di Abelardo ed Eloisa, la Gioconda, il piccolo divieto trasgredito, il primo uomo sulla terra e tutti quelli a venire… Si tratta d’imperfetto o di mai-definitivamente-scritto…
E’ solo un quadrifoglio, che per sbaglio o altrui dimenticanza porta con sé il difetto genetico, la quarta foglia, ed ecco che nella “primaria” concezione diventa una fortuna, un carattere distintivo, una forza, una personalità, un naso deforme per un’opera grandiosa, una “condanna” a vedere più in là che regala il domani, oppure la semplice pioggia che arriva sulle ciglia d’Ermione e sembra pianto, ma di piacere!
L’uomo dato dal motore perfetto ed immobile nasce imperfetto, crea e si moltiplica nel caos, arriva dalla scintilla tra milioni di possibili scintille e nell’ipotesi, nell’imperfezione della perfezione, nel dubbio incalcolabile nasce, cresce, magari dipinge la Gioconda e poi muore, e nel suo essere imperfetto perché mortale trova la sua estensione nell’arte, l’interesse nella precarietà, la spinta nel perenne disequilibrio che ha nome di vita!
E’ forse nella quarta foglia tutta la verità, il segreto. E’ forse nel quarto desiderio, se il genio della lampada lo permettesse, superati i tre che ci accomunano nella voglia di denaro, salute e amore che troveremmo la nostra natura, ciò che ci distingue e ci determina, l’asimmetria del pensiero che porta al rinnovamento a nuovi tempi e nuove scoperte. Perché fu il pensiero asimmetrico di Colombo a portarci in America, la “maledizione” di Baudelaire a regalarci i suoi fiori, e poi lo sbarco sulla luna, l’inconscio di Freud, la mente “dispari” di Copernico, nella mano di Amleto per tutto ciò che saremo e non siamo.


Perché si deve far gli equilibristi tutta la vita e non si sa mai quando si arriva, che non c’è niente di deciso o di chiaro, non si sa perché il dolore non si distribuisca equamente o perché questo esista. Quando si crederà alla buona sorte si inciamperà, quando sarai deluso, sconfitto, amareggiato, tradito qualcuno tenderà una mano, e non si saprà mai perché questa vita sembri un miracolo; impossibilitati a capire il caos, la scelta trova il suo bivio, è un trascinare o esserne trascinati. Eppure la vita sceglie sempre la vita.
La rabbia nasce nei tempi dispari, la coscienza, “la linea d’ombra” si svela nei tempi dispari, il quadrifoglio s’incontra nel tempo dispari. Non è la perfezione che partorisce il movimento, non è nel benessere che fiorisce una rivoluzione.
Siamo figli imperfetti che hanno deciso di nascere, vedere la luce, venire al mondo nonostante le guerre, la fame, le ingiustizie, i soprusi, le umiliazioni pensando che un quadrifoglio può fare la differenza per combattere le guerre, saziare la fame, cercare giustizia, trovare riparo e conforto.
Augurandosi, poi, che nella “domanda”, imperfetta per definizione, non si trovi mai una fine, non una méta, né la certezza nella risposta, a fine che ci permetta sempre di continuare il viaggio verso Itaca.

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