mercoledì 9 dicembre 2009
Joyeux Noël à tout le monde

Alice non odia il natale per partito preso, non odia il natale perché è da “maledetti”, Alice non odia, in realtà, il natale, è solo che non capisce come mai lo si possa amare. C’era quella canzone che diceva “o è natale tutti i giorni o non è natale mai…” no, non è neanche per quello. Non lo odia per le abbuffate, in fondo ci si sente più pieni e consolati dopo le abbuffate, un po’ come quando stai sotto un piumone ed è finalmente finita un’altra giornata, beh, si, perché, a volte, capita, anche, che una giornata è meglio che finisca, ma non è neanche per quello, anche se poi, Alice, si chiede come mai si abbia bisogno di riempirsi la pancia per sentirsi consolati, ma non è neanche per quello, no…no! Non è per i regali, in fondo le arrivano un po’ di provviste per l’inverno, che ipocrita sarebbe a rinunciarci?! Allora non è per i regali. Non è per gli addobbi, che male c’è a mettere un po’ di festa per le strade o nelle case quando festa non c’è, ed è vero, si chiede come mai le luci facciano festa quando festa non c’è… ma che male c’è a farlo?! Non odia il natale neanche per i parenti che vedrà dopo un anno intero, anche se si chiede, come mai, quei parenti non li ha visti per un anno intero… ma ancora una volta non è quello il motivo… e non è per le persone sole che si sentiranno più sole a natale, no, in fondo perché ci si dovrebbe sentire più soli quando si è soli?... si è soli e basta. Allora non è neanche questo il motivo. Non è per l’ondata di buonismo generale, no, perché a volte questo “buonismo” dà i suoi frutti, serve, si…! Come quando, quella donna di quel quartiere degradato della sua città è “caduta” giù dal balcone, il 24 dicembre, anni fa, ma tutti, per bontà, non hanno voluto dire quanto quello “sporgersi” troppo fosse fuori luogo quel giorno di festa, e poi insomma… “si sa, quella gente è un po’ così… non roviniamoci la festa!” Quindi non è per il buonismo che ci salva le feste e, in effetti, non ci sono motivi abbastanza validi, per Alice. Era solo per dire che, comunque, le viene un po’ difficile amarlo dopo aver saputo che Babbo Natale non esiste!
domenica 6 dicembre 2009
domenica 22 novembre 2009
Storia di un bicchiere grato
Aveva sentito dire, da qualche parte, che quando un bicchiere si rompe, una persona cara è andata via, in un film o in un libro, non ricordava, ma, immediatamente, mentre vedeva l’oggetto scivolare via dalla sue mani, le era ritornata alla mente quella frase e per questo non aveva fatto nulla per evitare l’impatto. Adesso il pavimento era macchiato da una caleidoscopica forma improbabile di piccole schegge colorate che Alice osservava senza rammarico, era stato certamente un oggetto unico e importante per averla spinta ad acquistarlo, a conservarlo e, infine, ad avere un compito tanto considerevole, quello di messaggero e testimone, forse più di quanto potesse aspettarsi un bicchiere dalla sua esistenza. “alicemente!!” era quello che, nel flusso di pensiero, era seguito, e ne sorrideva Alice, perché ciò l’aveva portata indietro nel tempo, quell’avverbio di modo l’aveva qualificata sin da bambina, quando, la nonna, tentando di spiegarle quanto i suoi modi, i suoi pensieri, le azioni fossero soltanto sue, e non trovando parole adatte che potessero somigliarle, le aveva dolcemente detto, “alicemente”.
Alice, alicemente, cercava, sin da bambina, risposte dove la gente comune non saprebbe mai, a domande che la gente comune non sa di poter porsi.
Aveva raccolto i piccoli cocci ed uno l’aveva impercettibilmente ferita, quel bruciore le aveva detto che non era stato vano amare, soffrire, conservare, piangere e finire. Era vita ed era stata vissuta.
E per fortuna quel bicchiere non avrebbe mai dovuto essere tanto banale da dirle se, adesso, si sentiva mezzo pieno o mezzo vuoto. Era rotto. Grato. Nella pattumiera.
Alice, alicemente, cercava, sin da bambina, risposte dove la gente comune non saprebbe mai, a domande che la gente comune non sa di poter porsi.
Aveva raccolto i piccoli cocci ed uno l’aveva impercettibilmente ferita, quel bruciore le aveva detto che non era stato vano amare, soffrire, conservare, piangere e finire. Era vita ed era stata vissuta.
E per fortuna quel bicchiere non avrebbe mai dovuto essere tanto banale da dirle se, adesso, si sentiva mezzo pieno o mezzo vuoto. Era rotto. Grato. Nella pattumiera.
sabato 21 novembre 2009
venerdì 30 ottobre 2009
Iscriviti a:
Post (Atom)



